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Rocio Jurado: La voz que nos hizo sentir libres
Il libro che commemora il ventesimo anniversario della morte de La Más Grande.
Rocío Jurado occupa un posto irripetibile nella storia della cultura spagnola. Ultimo anello tra le folclóricas classiche e prima di una stirpe rigeneratrice, è diventata la cerniera che univa due modi di intendere la copla, il flamenco e la musica in generale. Allo stesso tempo, la sua voce e la sua presenza scenica hanno segnato il passaggio tra la Spagna che usciva dalla dittatura e quella che muoveva i primi passi nella democrazia.
Femminista, alleata del collettivo LGTBIQ+, vittima della censura franchista e, allo stesso tempo, moglie di torero, madre devota e devota della Vergine di Regla, Rocío incarna come poche le tensioni tra tradizione e modernità, rottura e continuità, sia nella sua persona che professionalmente. È stata inoltre un’artista il cui magnetismo le ha permesso di connettersi con pubblici molto diversi e di varie generazioni.
Venti anni dopo la sua morte, otto voci rivedono la validità del suo lascito, analizzando il suo percorso come cantante, attrice, musa della stampa rosa o riferimento queer, tra le altre sfaccettature. Un’opera collettiva che viene a certificare qualcosa che già si sa: Rocío Jurado è un’icona pop immortale che, per quanto tempo passi, sarà sempre La Más Grande.
Edizione e prefazione di Carlos Barea e con collaborazioni di Alberto Conejero, Lidia García García, Supremme de Luxe, Laura Fa, Machús Osinaga, Carlos García de la Vega e Marta Jaenes.